“Ritornate a me con tutto il cuore”
Papa Leone XIV chiede forme di “astensione concreta”: disarmiamo il linguaggio e coltiviamo la gentilezza per celebrare questo tempo.
Quaresima, la Chiesa con sollecitudine materna invita a rimettere il mistero di Dio al centro della vita perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito.
L’itinerario quaresimale diventa l’occasione propizia per “prestare” l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Quaresima, disponiamoci all’ascolto perché è il primo segno con il quale manifestiamo il desiderio di entrare in relazione con l’Altro e con gli altri.
Dio stesso si rivela a Mosè nel roveto ardente: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido”.
La richiesta di aiuto dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione nella quale il Signore coinvolge anche Mosè inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.
La Parola nella liturgia ci educa ad un ascolto più vero della realtà.
Tra le molte voci, che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia perché non resti senza risposta.
Lasciamoci istruire da Dio, ascoltiamoLo fino a riconoscere che “la condizione dei poveri” rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e la Chiesa.
Quaresima, tempo di digiuno, una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio.
L’astensione dal cibo è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento.
Il digiuno consente di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, di espanderlo in modo tale che ci si rivolga a Dio e ci si orienti ad agire nel bene.
Viviamo la fede e l’umiltà.
Asteniamoci dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo.
Disarmiamo il linguaggio, rinunciamo alle frasi taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi alle calunnie.
Sforziamoci di imparare a misurare i vocaboli e a coltivare la gentilezza in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane.
Tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Insieme per rinnovare l’Alleanza.
Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere un cammino condiviso, una “forma di vita comune”.
Lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio siano presenti nelle nostre comunità ecclesiali e nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi.
Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro.
Impegniamoci perché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione rendendoci più pronti e solerti nel contribuire ad edificare la civiltà dell’amore.
Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.
Papa Leone XIV
BUON TEMPO
A.A. (Fonte: Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2026, udienza generale del 4 febbraio 2026 / ANSA)
