Storia

CHIESA DELL’IMMACOLATA

La storia relativamente recente della Chiesa dell’Immacolata comincia il 20 agosto 1893, con la posa della prima pietra e l’inizio della sua costruzione. Essa rappresenta una di quelle opere di arte sacra in cui l’ispirazione artistica non è disgiunta dalla fede. Di stile rinascimentale, è stata disegnata dall’architetto Giuseppe Rossi di Fermo. Ornata all’esterno con statue di Giulio Tadolini, mosaici e maioliche, all’interno ha 10 colonne di marmo rosso di Verona e marmi di Carrara, che compongono tre navate e sostengono uno splendido soffitto a cassettoni. I dipinti sono opera del romano Virginio Monti e rappresentano episodi della vita della Madonna e la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Tutto il complesso è frutto di una sottoscrizione effettuata prima da don Vincenzo Jacoboni, che in Francia raccolse denaro tra gli emigrati italiani, ed in seguito dal fratello di detto sacerdote, che con la collaborazione di cittadini maceratesi riuscì a completare l’opera.

La solenne inaugurazione del tempio e l’incoronazione della Vergine Immacolata avviene il 20 agosto 1895 , il tempio viene poi aperto al pubblico il 27 novembre di quello stesso anno. La chiesa venne benedetta e inaugurata il 20 agosto 1905 dal cardinal Cassetta che incoronò la Madonna.

La facciata viene inaugurata il 5 agosto 1917. Il 20 marzo 1921 fu consacrata parrocchia dal vescovo Mons. Pasi.

CHIESA DI SANTA CROCE  - a cura del prof. Stefano D’Amico

La chiesa e il convento di S. Croce vengono costruiti a partire dal 1503 dai francescani dell’Osservanza provenienti da S. Maria della Pietà in via dei Velini. Il titolo deriva da una reliquia della Santa Croce che il Custode di Terra Santa, fra Battista Frontone, porta in dono nel 1533. Il convento diventa subito un polo di attrazione spirituale, assistenziale e culturale testimoniato dalle numerose opere d’arte commissionate dalle più influenti famiglie della città. I Floriani nel XVI sec. costruiscono la cappella di famiglia poi commissionano a Sebastiano d’Appennino il coro e il Crocifisso ligneo (ora sull’altare maggiore) e infine donano una Resurrezione di Tiziano, di cui non abbiamo altre notizie.

Nel secolo successivo i Carboni fondano una cappella e l’architetto Giuseppe Mattei costruisce a sue spese l’altare maggiore in forma del S. Sepolcro e una monumentale Via Crucis lungo il viale d’accesso. Nel 1728 sono invece i Palmucci a donare un quadro dedicato a S. Margherita da Cortona (ora in cattedrale). Il Comune, che ha sempre sussidiato il convento, fa costruire nella cappella dei Floriani un altare dedicato a S. Diego con un quadro di Filippo Bellini (1591). L’8 maggio 1740 i frati chiedono il permesso di demolire e ricostruire la chiesa, ma probabilmente realizzeranno solo “radicali trasformazioni” su progetto di Tommaso Buonvicini e Paolo Soratini che intervenne nel presbiterio. I lavori comportano la dispersione di alcuni quadri sostituiti dal S. Francesco che riceve le stimmate di Agostino Massucci (1745, 3° altare a destra) e dalla Natività di Domenico Corvi (1783, 1° altare a sinistra). Il convento viene invece ampliato con un secondo chiostro tra il 1778 e il 1794. L’età napoleonica segnerà profondamente la vita della comunità francescana e del popolo raccolto intorno ad essa: il 9 marzo 1798 viene istituita la parrocchia della Concezione nell’oratorio privato della famiglia Galeotti situato in contrada Rotacupa (demolito negli anni ’60 del XX sec.); il 3 luglio 1799 l’esercito napoleonico bombarda la città dal colle di S. Croce e dopo il saccheggio del giorno 5 incendiano chiesa e convento costringendo i frati alla fuga. La ricostruzione e l’ampliamento della chiesa iniziano immediatamente, poi nel 1803 arriva da Roma fra Atanasio Favini al quale si deve probabilmente il disegno dell’interno, il restauro dei quadri del Corvi e del Massucci e la realizzazione del S. Pasquale Baylon (2° altare a sinistra) e dell’Immacolata tra i SS. Diego e Bonaventura (2° altare a destra). La S. Margherita da Cortona (3° altare a sinistra) è opera di Pietro Tedeschi (1806), l’Invenzione della Croce dell’abside è di Filippo Spada (1803) mentre l’organo è di Gaetano Callido. Nel 1806 vengono inumati i resti mortali del “martire della fede” fra Felice Rosetani, ucciso dai francesi mentre portava conforto ai maceratesi durante l’assedio del 1799 (lapide nel museo) ed infine, il 3 luglio 1810, vi è trasferita la parrocchia della Concezione.

Macerata_Chiesa_di_Santa_Croce

L’attuale complesso prende forma a partire dall’Unità d’Italia: nel 1861 si demolisce il convento per far posto all’Ospedale neuropsichiatrico (1871); il campanile vien ricostruito sul lato opposto insieme alla canonica nel 1864; si eleva facciata secondo il disegno di Domenico Mariotti probabilmente rivisto da Virginio Tombolini tra il 1880-84 ed infine si costruisce il porticato sul lato destro della chiesa attribuibile al Tombolini. I francescani lasciano S. Croce nel 1899 e la chiesa passa alla diocesi. Gli ultimi lavori risalgono al 1931, quando Evaristo Pagliari completa la decorazione interna, e al 1971-72, quando il presbiterio viene adattato alle disposizioni conciliari. Di particolare interesse sono il bassorilievo nel timpano della facciata con l’Invenzione della Croce di Angelo Lana; il Ciclo dei mesi incastonato tra gli archi del porticato laterale; l’orologio soprastante; il coro ligneo e le lapidi in memoria di Pier Francesco e di Anton Francesco Palmucci Pellicani e di Pietro Niccolai Mancini.

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