Uniti, nella preghiera – Venerdi Santo: 3 aprile 2026 – PER ESSERCI: IL MISTERO DEL FIGLIO CONSEGNATO

Pubblicato giorno 1 aprile 2026 - In home page

 “Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito”

La verità, la fragilità, la vulnerabilità e l’amore sono in quel Volto.

Dio ci salva attraversando la sofferenza.

Il Calvario è la stanza dove qualcuno piange senza essere ascoltato, la casa dove un silenzio pesa più del rumore, l’ufficio dove un volto si spegne senza che nessuno se ne accorga, la vita che lotta e non lo dice a nessuno, il luogo dove sentiamo di essere abbandonati.

“Per esserci”: un tempo dato, una presenza che non spiega, non aggiusta e non scappa, una sedia accanto a chi è provato, una visita senza fretta, una telefonata che serve a non lasciar solo, un’attenzione curata.

Non passiamo oltre, portiamo noi stessi. Restiamo!

“La salita al Golgota è una strada fatta di volti. Volti che accusano, volti che evitano, volti che osservano senza comprendere, volti che segnano da lontano. E in mezzo a loro, un Volto che porta il peso del mondo e non distoglie lo sguardo dall’amore. La fede non chiede spiegazioni: cerca presenza e occhi da incontrare. E mentre il cammino continua, tra volti che si confondono e si perdono, la Luce si intravede nella fedeltà di chi non smette di cercare uno sguardo capace di vincere la morte”

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“Il cielo si oscura, il velo si lacera, la terra tace: è come se il creato riconoscesse che un passaggio sta avvenendo, che qualcosa si spezza e insieme si apre. Gesù non viene inghiottito dalla morte, la attraversa. Non lascia cadere la vita nel vuoto, la depone nelle Mani del Padre. Non è un addio, ma una consegna; non è il linguaggio della sconfitta, ma della fiducia che non arretra davanti al buio. In quel grido che diventa silenzio, ogni paura trova un compagno, ogni notte una luce nascosta. Davanti alla Sua morte, Tutto è rivelato: Dio non salva evitando la fragilità, ma abitandola fino all’ultimo respiro. In questo abbandono nasce il mondo nuovo, in questo silenzio comincia l’alba”

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“Era notte anche dentro il tuo cuore. Non il fragore dei martelli, ma il peso di un’ora che nessuno vede. Non la folla, ma l’abbandono. Non la croce, solo la scelta che la rende possibile. Nel buio del giardino hai tremato come noi tremiamo, hai desiderato scampo, hai sentito il sonno degli amici, la distanza di chi non comprende. “Padre, se è possibile…”. E poi, piano, come un respiro che si arrende all’amore: “Non come voglio io, ma come vuoi Tu”. Non c’è vittoria da mostrare, solo fedeltà che resta in piedi quando la consolazione svanisce. Qui non si conquista la gloria, la si prepara nel silenzio, nella paura che non vince, nella fiducia che non crede. Dove ogni strada sembra chiusa, Tu rimani. Dove il Padre tace, Tu ti affidi. Signore resta con noi in questa notte. Tienici svegli, non perchè siamo forti, ma perché Tu sei qui. Fa’ che il nostro cuore non fugga, e che, nel buio, sia già custodita l’alba della Tua Pasqua”

 

Restiamo davanti al Mistero del Figlio consegnato,
chiediamo al Padre di custodirci nella Sua misericordia
e accompagnarci nella prova;
la Sua Pasqua diventerà la nostra Speranza.
Amen

A.A. (dal sussidio liturgico-pastorale “Quaresima e Pasqua”, ed. San Paolo)