Uniti, nella preghiera – Sabato Santo: 4 aprile 2026 – IL SILENZIO E POI LA GIOIA

Pubblicato giorno 2 aprile 2026 - In home page

Sabato santo, il deserto del cuore.

Il giorno del silenzio e del sepolcro vuoto.

Il dono più grande del mondo, la gioia della resurrezione.

“Venne la sera”

“La sera scende lenta, come un velo sul dolore. Il corpo di Gesù non è abbandonato, ma accolto: mani umili e coraggiose lo depongono nel silenzio della terra. Non c’è più parola, non c’è più gesto potente: solo la tenerezza discreta di chi serve il Mistero senza comprenderlo pienamente. Giuseppe offre un sepolcro nuovo come si offre una stanza ad un ospite inatteso. Maria e l’altra donna rimangono di fronte alla tomba: non fanno, non risolvono, non capiscono. Semplicemente restano. È la fede che non sa ancora dire “resurrezione”, ma rifiuta di fuggire. In questa immobilità nasce la speranza più pura: non l’ansia del fare, ma la fedeltà del cuore che vigila nel buio. La pietra rotola e chiude, ma Dio non si lascia chiudere. Il silenzio di questa notte non è la fine: è un grembo. Dentro il Luogo dove tutto sembra perduto, la Vita sta respirando”

“È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!»”

“Gesù aveva parlato di quest’ora molto prima di giungervi, quando il cammino era ancora aperto e la luce del giorno sembrava non conoscere tramonto. Aveva annunciato un tempo in cui il seme sarebbe sceso nella terra perché nascesse una vita nuova. Adesso quell’ora è compiuta e il Sabato Santo ne custodisce l’intimità. Il Figlio riposa nel grembo della terra, consegnato al silenzio del Padre. Anche il turbamento era già stato detto. Non come esitazione, ma come eredità di un cuore che sente il peso dell’amore fino in fondo. Nel Sabato Santo la chiesa condivide quella quieta trepidazione: resta accanto al sepolcro, senza fretta, lasciando che il silenzio diventi luogo di fiducia. È il giorno in cui il tempo non corre, ma si fa spazio alla promessa. La preghiera che un tempo saliva dalle labbra del Figlio ora vive nascosta come un respiro sotto la terra. Tutto è fermo, eppure qualcosa cresce. Nel buio matura una luce, nel riposo si prepara un movimento, nell’atttesa prende forma un’alba nuova. Il Sabato Santo è questo: una soglia, un grembo, un tempo custodito.

Cristo,
Figlio amato del Padre,
tu hai conosciuto il peso della croce
e il riposo del sepolcro.
Guarda il tuo popolo
che ti segue nella notte
e rendi forte la sua speranza.
Nel silenzio di questo giorno
dona pace al nostro cuore;
nella dolcezza, sostieni la nostra fede;
nell’attesa, prepara i nostri occhi alla luce.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen

Nel silenzio e nella speranza,
andiamo nel nome di Cristo.

Rendiamo grazie a Dio

A.A. (dal sussidio liturgico-pastorale “Quaresima e Pasqua”, ed. San Paolo)