Fermenti #14 – Una realtà sgusciante

Pubblicato giorno 16 maggio 2018 - In home page

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Ricordo perfettamente quando il Cardinal Carlo Maria Martini qualche decennio fa scriveva che il mondo non andava diviso in credenti e non credenti ma in pensanti e non pensanti. Quando mai oggi questa realtà anticipata profeticamente dall’arcivescovo di Milano è sotto gli occhi di tutti.

Avvenimenti che accadono ogni giorno e che ci fanno ammalare di bulimia mediatica non sempre riusciamo a metabolizzarli con la nostra vita. Si reagisce alle notizie in maniera irrazionale e molto emotiva. Non dobbiamo dimenticare che l’uomo è costituito da ragione e sentimenti che travolgono la nostra vita mentre è opportuno “coltivare” un cuore pensante che coinvolga tutta la persona negli eventi della storia.

Per secoli ci si è soffermati solo sulla dimensione razionale dell’uomo producendo ideologie e piegando la realtà ad un sistema di pensiero che spesso è diventato feroce e disumano. Oggi si è passato all’eccesso opposto basando il tutto solo sui sentimenti fondanti la “politica”, le relazioni interpersonali e la stessa visione della persona.

È come fondare, secondo il detto evangelico, una casa sulla sabbia che al primo “soffio di vento” la scuote e la fa crollare mentre quello che è fondato sulla roccia resiste alle intemperie del tempo. Se noi osserviamo tante aggregazioni politiche che sorgono e tramontano nel giro di qualche anno e che non hanno, come i vecchi partiti politici, uno spessore storico alle spalle come poteva essere la cultura della classe operaia o del pensiero cattolico che fondava le sue radici nella “popolarità” della sua natura. Non dimentichiamo infatti che moltissimi settimanali di ispirazione cattolica delle diocesi italiane, soprattutto del Nord, nella testata ricordavano la quotidianità del popolo.

La dimensione culturale era una solida roccia su cui si costruivano le formazioni politiche, le cooperative, le associazioni sia di tipo laico che cattolico. Allora uno si chiede: “Che cosa fare oggi? Come vivere questo nostro tempo?” Fuggire e rimpiangere un passato che sicuramente non può più tornare.

Quando c’è una crisi non bisogna né deprimersi né nascondere la testa sotto la sabbia ma farne un’occasione di crescita per guardare lontano e per creare nuovi percorsi educativi contemporanei a quest’epoca. Il cristiano non dev’essere un “salice piangente” che invece di diffondere gioia e speranza arricchisce il mondo di lacrime sterili e spesso emotivamente superficiali. Il Sinodo che Papa Francesco ha indetto per il prossimo Ottobre per i giovani e con i giovani è un segno di “investimento” per il presente e per costruire il futuro. I ragazzi devono “prendere la parola” operando concretamente sul campo sociale, culturale e politico da veri protagonisti e non da fotocopie di un mondo decadente.

“Partecipazione”, come cantava Giorgio Gaber molti anni fa, è una dimensione della libertà come aspirazione profonda dell’essere umano.

Luigi Taliani

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