Fermenti #16 – La parrocchia aperta

Pubblicato giorno 20 giugno 2018 - In home page

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Andrea Riccardi recentemente è intervenuto ad un convegno sui cinque anni del pontificato di Francesco. Per il fondatore della comunità di Sant’Egidio una delle più importanti intuizioni dell’attuale pontefice è stata quella di capire che la Chiesa in città si è ghettizzata nelle parrocchie mentre il respiro della Chiesa locale può essere molto più ampio. Il riferimento è diretto ai monasteri, alle comunità, alle associazioni cattoliche, ai movimenti ecclesiali, come dire che la parrocchia non è il centro di tutto. Sperando di non sbagliarmi mi pare di poter dire che negli scorsi decenni la Chiesa Italiana abbia puntato fortemente sulla parrocchia come unico luogo per promuovere l’appartenenza alla comunità dei cristiani e la crescita della fede. Per rispondere a queste perplessità cerchiamo di capire che cos’è la parrocchia che significa nella locuzione greca “abitare vicino”. Questa la forza di questa realtà che è quella di stare in mezzo alle case dei uomini. E’ il luogo spesso più accessibile per tutti. Nonostante che oggi le appartenenze territoriali sono più sfumate e non sempre la comunità degli uomini coincida con la comunità territoriale questa caratteristica va preservata.

Andrea Riccardi parlando sempre di papa Francesco, ha detto: “Oggi non bisogna riportare la gente in parrocchia quanto fa rinascere la Chiesa in mezzo alla gente. Bergoglio ha intuito la funzione moderna della parrocchia, non più presidio del territorio ma santuario: un posto dove trovare silenzio, ascolto, preghiera, accoglienza“. La parrocchia deve passare da semplice presenza territoriale a luogo dalle porte sempre aperte. Ritengo che il rischio oggi per la parrocchia sia di diventare un circolo chiuso, una realtà poco incline a relazionarsi e a collaborare con le altre parrocchie, con il quartiere, con le diverse esperienze di Chiesa e, direi anche, di Chiese, vista la frequente compresenza di luoghi di culto con altre confessioni. Un luogo che spesso si rivela inadeguato a garantire una formazione al passo con i tempi che richiedono un respiro più vasto e competenze qualificate. Me pare importate che la parrocchia resti il primo approdo per la celebrazione della Messa domenicale, per donare e trovare gesti di carità e prossimità, per introdurre i bambini alla fede, per sostenere gli ammalati e le persone sole. Ma occorre anche abbattere steccati e lasciare che altre esperienze possano portare i loro frutti e che la stessa parrocchia ne trovi giovamento e occasione di crescita.

Luigi Taliani

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