Fermenti #32 – Comunità di difesa

Pubblicato giorno 22 maggio 2019 - In home page

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Tanto per parafrasare una antica affermazione, oggi si può dire che uno spettro si aggira nel nostro paese: è lo spettro della paura.
Tante sono le ragioni che generano questa sensazione molto diffusa: un’epoca cambiata da tanti punti di vista, i social che ci portano in casa notizie, sempre a dir poco, negative, la globalizzazione che ormai riguarda tutti gli ambiti della vita. Spesso sembra che si sia approdati su un nuovo continente senza una bussola di orientamento che indichi sentieri certi e sicuri. Allora c’è la tentazione molto forte di fuggire dal mondo e trovare una comunità rifugio per sfuggire alle tempeste della storia. Sono spesso gruppi che si creano un nemico “esterno” ma con il rischio di creare legami “deboli” tra i componenti.

Anche nel nostro territorio una volta considerato “isola felice” serpeggia la paura. Sono lontani i tempi in cui si lasciava la chiave di casa sulla toppa o la chiave sul cruscotto dell’auto, perché tutto era sicuro. La solidarietà e la condivisione erano il tessuto connettivo della “città”. Oggi c’è chi vorrebbe tornare ad un passato che è definitivamente tramontato. Nostalgie di abitudini, costumi e modelli di vita vanno spesso sotto la “dittatura” del “si è fatto sempre così”.  Con una velocità impressionante si sono aperti orizzonti vastissimi. Non si fugge dalla storia per ripararsi dalle intemperie ma mettersi in ascolto della voce di Dio che parla nel tempo. Lo stesso papa Francesco ci ricorda che il tempo è superiore allo spazio. Spesso si guarda al vicino di casa con sospetto, al viandante che sfioriamo al supermercato o sull’autobus ma che non lo guardiamo sul volto.

Siamo in quest’epoca separati in “vicinanza”. Solo un recupero delle relazioni ci può portare ad una convivenza più umana. La fraternità fra tutti, indipendentemente dal colore della pelle, è la strada che può portare ad una integrazione tra tante diversità. L’integrazione non è una “ammucchiata” ma un incontro continuo arricchente per una cultura che rischia di diventare ogni giorno sempre più sterile.
Non piagnoni e moralisti ma gente che semina non solo pensieri e fatti negativi ma semi e fatti di speranza.

Luigi Taliani

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