Frammenti – BREVI FLASH su “LA VITA (IN)ATTESA di Luca Alici, AVE

Pubblicato giorno 5 febbraio 2021 - In home page

vitainattesa

Abbiamo senz’altro sperimentato che una lettura gradevole, di un certo spessore, intriga e allarga gli orizzonti, dà idee per vivere meglio.

In questo “diario meditato”, Luca Alici, professore associato di filosofia politica presso l’Università degli studi di Perugia, ha provato a rileggere l’esperienza della pandemia, per migliorare le sue scelte personali e per donare speranza. Il testo, dopo un’introduzione, si divide in tre parti:

  • Quel che abbiamo vissuto (inaspettatamente)
  • Quel che ci stava capitando di vivere (col nostro consenso)
  • Quel che dovremmo desiderare di vivere (reciprocamente)

Ecco il percorso fatto da Luca Alici:

All’improvviso, ci siamo trovati immersi in una realtà nuova: “stretti in casa “, con tante domande, che ci hanno costretto a ripensare i rapporti familiari, a reimpostare lo stare insieme, a esprimere in modo diverso la fede, a lavorare da casa, ad apprendere a distanza, a scoprirci senza lavoro e senza prospettive. Dopo questa esperienza inattesa e lunga, ora sentiamo che la vita ha bisogno di essere vissuta. Ma come muoverci? Da dove cominciare?

L’Autore risponde alle domande, formulando alcune proposte concrete. Le sintetizziamo e le prendiamo in esame:

Proviamo a non perdere il vissuto di chi ci ha preceduto e che abbiamo apprezzato solo ora. Ascoltiamo come vero, che vivere è duro, ma è possibile. Sentiamoci debitori non di proprietà ereditate, ma di cura, di attenzione, di affetto, di stima, di testimonianza… Trasformiamo, cioè rendiamo “nostro, “quel “di più” che fino a prima della pandemia non avevamo notato, né preso in considerazione, nella vita di chi era nato prima di noi.

Con questo “di più”, iniziamo a vivere l’ordinario della nostra personale condizione, in modo “nuovo”. Proviamo a tessere relazioni tra generazioni, cominciando dalla realtà che ci è più vicina, con la fiducia, che qualcosa che nasce oggi, può durare domani.

Abbiamo toccato con mano che tutto è connesso, che siamo tutti fragili allo stesso modo. Senza nostalgie per il passato, cominciamo a comportarci, non come padroni di tutto, sicuri di noi stessi, ma come umili custodi di doni grandi: la vita, la Creazione, la scienza, le tecnologie avanzate, tutto il digitale……

E’ una proposta alta, aperta, che ci può aiutare a essere più umani, più attenti reciprocamente, più vicini , più fratelli.

S.C.

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