Frammenti – Papa Francesco legge l’opera del poeta Dante Alighieri

Pubblicato giorno 7 aprile 2021 - In home page

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Papa Francesco, sempre molto attento alla storia umana che si dipana nello scorrere dei giorni, unisce la voce della chiesa, a quella degli studiosi che celebrano i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri (Ravenna, 1321).

Perché questa attenzione? Qual è il messaggio di questa lettera apostolica?

Il documento ha come titolo “Splendore della luce eterna”. L’espressione è uno dei nomi del Figlio di Dio, che si fa uomo e inizia la sua esistenza nel tempo, il giorno 25 marzo, giorno dell’incarnazione (data della lettera), che a Firenze, città dove Dante nacque nel 1265, segnava l’inizio dell’anno.

Papa Francesco propone a tutti Dante, sia come poeta, che come uomo. Dice, che partendo dalla sua fede, con la bellezza della poesia, ha espresso la profondità del progetto di amore di Dio, per l’uomo. Per questo, è profeta di speranza, perché legge in profondità il cuore umano e, in tutte le persone, sa riconoscere una piccola o grande scintilla di desiderio di voler raggiungere la felicità e la vita piena, realizzata.

L’opera principale di Dante, la Divina Commedia, presenta il cammino che ogni persona può fare, partendo dal bisogno che sente, di cambiare la propria vita, per raggiungere la felicità. Giunto a metà della sua esistenza, Dante riconosce che si trova in “una selva oscura”: ha smarrito, come può capitare anche a noi, la “diritta via “. Cammina attraverso l’inferno, il purgatorio, il paradiso con le guide: Virgilio, Beatrice, san Bernardo e indica, a tutte le persone che leggono i suoi versi, che il percorso è faticoso, ma praticabile, perché la misericordia di Dio offre senza misura la possibilità di cambiare, di convertirsi, di ritrovare la strada verso la felicità.

Il messaggio che papa Francesco legge, nell’opera di Dante, è che la fatica del cammino verso la vita vera non mortifica l’uomo, non annulla la concretezza della persona. Lo prova il fatto che nel paradiso, Dante presenta i beati nell’aspetto corporeo, vivi, con un volto, capaci di ricordare con tenerezza i loro affetti più cari. Il volto più significativo che Dante contempla è quello di Cristo, il Figlio di Dio, entrato nella storia umana, perché ogni uomo e ogni donna possano accedere alla vita divina, essere vivi per sempre, con il corpo, i gesti tipici, le parole, gli affetti, le emozioni.

Al termine del documento, papa Francesco si chiede ancora, se Dante può dire e offrire qualcosa, anche a noi, oggi. Risponde positivamente. Dice, che il poeta canta la speranza cristiana. Propone, perciò, non solo, che sia letto, ma ascoltato.

Il poeta ci chiede di farci suoi compagni di viaggio e ci indica la via “retta” che ci fa vivere pienamente la nostra umanità, superando le “selve oscure” in cui perdiamo l’orientamento e la dignità. Siamo stati creati, infatti, per seguire “virtu’ e conoscenza”, da un Padre che ci ama perdutamente.

Dante Alighieri può aiutarci a camminare con serenità e coraggio, tra le fatiche della vita e della fede, per trovare la gioia vera e la vera pace.

S.C.

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