Frammenti – “Quello che farebbe Gesù – il lavoro pastorale nell’epoca dell’incertezza”

Pubblicato giorno 9 giugno 2022 - In home page

“Quello che farebbe Gesù – il lavoro pastorale nell’epoca dell’incertezza”
(Di Giuliano Zanchi, sacerdote della diocesi di Bergamo, docente di teologia alla cattolica, direttore de “La rivista del clero italiano” – In “Dialoghi” 1/2022, pagg.60-67, editrice Ave)

Nel tempo dell’incertezza, è basilare favorire un incontro con e tra le persone e chiedersi che cosa farebbe Gesù.

Gli incontri di Gesù non sono stati mai condizionati a priori. Non sempre finalizzati alla sequela, ogni volta sono stati sigillati nella dichiarazione di un amore irrevocabile: sono, perciò, incontri che salvano.

La pastorale è il luogo dove si conoscono e favoriscono incontri “veri”. Non esiste un modello pastorale “continuativo”. Siamo continuamente chiamati a passare “a un’altra riva”. Vivere ai tempi dell’incertezza è entrare nella logica della provvisorietà. Non è più tempo di schemi organici, occorre duttilità sapienziale.

Non c’è un cristianesimo senza età, ma ci sono forme possibili in questo tempo. Occorre sapersi orientare alla logica dell’accompagnamento permanente. Si deve camminare a fianco dell’ ”homo viator” che, nel nostro tempo, cerca più vicinanza, che appartenenza.

Atteggiamenti credibili sono l’ospitalità e l’invenzione.

Ospitalità: spazi di fraternità spassionata e calore umano sincero.

Invenzione: libertà di forme nuove e adeguate, possibili, perché praticabili: luoghi, discorsi, pratiche, relazioni, ruoli, riti in cui, nelle condizioni di oggi, si possa dare alla vita la forma del vangelo. L’audacia “nuova” è la fedeltà.

Riguardo all’incertezza, il teologo G. Zanchi , al pensiero dell’”incertezza come dono” preferisce quello della “provvisorietà come virtù”, che porta a essere sempre in cammino, senza smarrire la meta dalla quale il Signore ci è venuto incontro, restare sempre al lavoro senza cedere al senso di impotenza, avere un sano senso della relatività, che prende sul serio il dono dello Spirito, principio attivo di vera novità.

S.C.

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