III Domenica di Pasqua – Un discepolo ignoto e senza nome

Pubblicato giorno 23 aprile 2020 - In home page

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A TE, SIGNORE, LA LODE DA OGNI CREATURA – UN DISCEPOLO IGNOTO E SENZA NOME

I due discepoli di Emmaus ritornano verso casa tristi e delusi, soli con la loro amara sconfitta; nemmeno la vicinanza fisica del Risorto riesce immediatamente a provocare in loro un sussulto, un cambiamento, una speranza. “…Gesù in persona si avvicinò a loro…”. Essi parlano, discutono, raccontano la loro amarezza a quello straniero che li affianca nel sentiero verso casa. Solo quando sono seduti a tavola, nel momento in cui Gesù spezza il pane, il “terzo giorno” di Dio diventa anche il “terzo giorno” dell’uomo!

La fatica di riconoscere in quello straniero Gesù risorto, tanto simile alla fatica di Tommaso per arrivare a professare la sua fede, vuole indicarci che la Pasqua non è un avvenimento magico.

Il Signore, infatti, rispetta profondamente la storia dell’uomo, si pone accanto alla sua esperienza di delusione e di paura.
Gesù attende.
Gesù aiuta ciascuno di noi a caricare di senso l’attesa, fino al momento in cui si aprono i nostri occhi e arde il nostro cuore, così da poter riprendere il cammino per testimoniare la nostra esperienza di Pasqua.

Il viaggio da Gerusalemme dei due discepoli di Emmaus è un ritratto vivissimo della crisi di fede e della delusione, ma il racconto evangelico presenta Gesù Risorto che assicura che questo cammino non si fa mai da soli.

Emmaus è la nostra vita, è il luogo di incontro con il Signore Risorto che ridona speranza, coraggio e apertura di cuore.

PREGARE IN FAMIGLIA – con i discepoli di Emmaus, alla sera

Resta con noi Signore,
perché si fa sera.
Siedi con noi a tavola,
affinché non ti dimentichiamo
in questo pasto
e non dimentichiamo i nostri fratelli.

(dal sussidio liturgico-pastorale “Quaresima e Pasqua”, ed. San Paolo)

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