Young Report #5 – Generare una vita di fede

Pubblicato giorno 26 gennaio 2018 - In home page

“Generare una vita di fede” è l’argomento del secondo incontro del Sinodo tenutosi il primo dicembre 2017 nell’Aula Sinodale di Macerata da don Andrea Franceschini.
Se la volta precedente il vangelo di Giovanni aveva introdotto il tema del rapporto fra i giovani e la fede, in quest’ultimo incontro esso è stato l’espediente per trattare quello della paternità spirituale. Giovanni, ultimo discepolo a rimanere in vita, e formato nella sua integrità spirituale da Gesù stesso, è stato a sua volta capace di “generare” figli, di essere per altri quello che il Signore è stato per molti, di divenire cioè “genitore” nell’avviamento di nuove vite ricche di fede e significato. Come affermato da don Andrea, che ha diretto e tenuto l’incontro, la nuova esistenza, raggiungibile e possibile per chiunque, nasce nei ragazzi, in quei giovani in cui bisogna credere al fine di permettere loro di essere creati per la fede e pronti per la vita, in quei giovani che hanno bisogno di essere accompagnati da ulteriori “padri” e “madri” di preghiera e tenuti per mano, con una stretta sicura ma man mano sempre più lieve e libera, verso i loro sogni. Soddisfare le necessità di coloro che ancora devono scoprire sé stessi e il mondo non è il solo compito dei “più grandi”: noi giovani non siamo solo “bisogni”, ma un forziere di desideri da custodire e coltivare, di gioie, volontà e paure condensate in sogni che a volte sembrano troppo grandi o troppo lontani per essere solo anche minimamente raggiunti e toccati. Il semplice, ma per molti complicatissimo, dovere dell’adulto è di credere nei ragazzi, aiutarli a soddisfare i desideri più profondi del loro animo, incontrarli e accompagnarli camminando accanto a loro, per poi fermarsi e lasciarli proseguire, permettendo loro di svilupparsi e di crescere. “Anche là mi guida la tua mano – e mi afferra la tua destra”, “vedi se percorro una via di dolore – e guidami verso una via di eternità” (Salmo 139). Per don Andrea, infatti, il potere spirituale si riassume nella preghiera, nella teologia e nella conoscenza : la prima per generare la fede, la seconda per vedere in profondità le cose di Dio, l’ultima per comprendere la persona. Essendo il Signore abitante del cuore degli uomini ed essendo il teologo capace di vederlo nella profondità di esso, il genitore di fede deve anch’egli distinguerlo nell’animo del giovane: discernere empaticamente e intuire cosa vi è nel cuore di ogni ragazzo, sapere dove e come egli muove i suoi passi.

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Ma come si può far rinascere alla paternità? Sempre don Andrea riconduce la “rinascita” al “sacrificio”, in un apparente ed erroneo contrasto fra “leggerezza” e “pesantezza”. La temuta parola, ripetuta più volte dal sacerdote, “sacrificio”, si traduce all’atto pratico in un distacco dalle cose materiali da cui oggi i più sembrano essere dipendenti e, senza di queste, persi, e in un passaggio di libertà e accoglienza del limite. Da qui si deve partire per creare, permettendo ai ragazzi di comprendere che quello che cercano veramente si trova nel piccolo, e che in un cielo stellato, puro, semplice e bellissimo, come i pastori con Gesù, essi potranno trovare una casa i cui costruirsi la vita. Ma per muovere i suoi passi nel mondo ignoto, l’adolescente, personificazione del proprio stato confusionale, necessita di qualcuno che guidi e indirizzi il suo cammino, che gli dia quelle parole fondamentali per definire la nuova dimensione in cui si ritrova catapultato e scaraventato, a volte senza passione e fiducia nel futuro. Ridare significato alla vita è crearne una nuova, ed il “maestro” di fede risulta una delle migliori figure per l’adempimento di questo compito. “Generare” una persona passa anche attraverso il bisogno di creare per i giovani una casa in cui questi possano riscoprire la gioia di vivere un momento con Cristo. Il ragazzo che deve imparare è un pellegrino che dopo aver dato nome a ciò che sente, parte e percorre la sua strada camminando nel sentiero della vita, avendo anche così la possibilità di fermarsi nel porto sicuro della Chiesa.
L’incontro del Sinodo ha avuto il suo termine nel ritorno alla figura iniziale di Giovanni, racchiudendo in questo modo il ciclo della “generazione della fede” con l’arrivo ad un soggetto compiuto, portavoce della capacità di discernere la presenza di Dio nelle varie situazioni : per don Andrea quello che si cerca nelle amicizie, negli amori e nelle persone, nonché il sapore stesso delle relazioni, è Dio, e coltivarlo e mantenerlo è uno dei migliori insegnamenti che i “maestri” di vita possano dare e che noi ragazzi, nella nostra confusione e nel nostro vivere insicuro, possiamo apprendere.

GS

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